Animali Fantastici 2: I Crimini di Grindelwald Recensione

Titolo originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald

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Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald, la recensione del secondo atto della saga prequel di J. K. Rowling

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Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald, la recensione del secondo atto della saga prequel di J. K. Rowling

Il giovane Credence (Ezra Miller), pericoloso suo malgrado, andrebbe fermato a Parigi prima che il mago Grindelwald (Johnny Depp) riesca a portarlo dalla sua parte. Albus Silente (Jude Law) non si fida degli uomini del ministero della magia e vorrebbe incaricare Newt Scamander (Eddie Redmayne), interdetto però dai viaggi dopo il caos combinato a New York nel primo Animali Fantastici. In qualche modo Newt, Tina, Queenie e Jacob convergeranno su Parigi, dove li attendono diverse scottanti verità.

Non che gli ultimi atti della saga di Harry Potter non si fossero già mossi verso tinte cupe, ma nonostante fossimo psicologicamente pronti, ci è sembrato che il secondo atto di questa pentalogia-prequel abbia premuto il pedale sul dark sin troppo, specie se paragoniamo questo Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald al precedente capitolo Animali fantastici e dove trovarli. Si debba questo alla sceneggiatura originale di J. K. Rowling, alla regia del fedele David Yates (amante dei primi piani e dello scarso respiro delle inquadrature) o alla fotografia oscura di Philippe Rousselot, I crimini di Grindelwald è un episodio piuttosto claustrofobico. Costruito su confronti aspri tra personaggi, tematiche sentimentali o politiche, il racconto sembra chiamare in causa l'elemento fantasy solo marginalmente, in poche esplosioni di effetti visivi che ogni tanto ci ricordano il genere di appartenenza. C'è di sicuro un aspetto positivo in questa scelta, lo apprezzammo al primo giro e continuiamo a farlo: la nuova saga ribadisce quanto la Warner Bros creda in un prodotto diverso dai toni più baracconeschi del cinecomic / blockbuster medio, concentrandosi sui personaggi e sulle loro vicende. Le ambizioni della Rowling sono evidenti, in particolar modo quando viene chiamata in causa la storia reale per dare un'interpretazione più grigia dei fatti, contro quella divisione netta bianco/nero da cui l'autrice ha sempre cercato di prendere le distanze.

Il problema semmai nasce quando quest'attenzione ai personaggi si avvita in una narrazione piuttosto contorta, dove si accumulano volti, rivelazioni e colpi di scena in confessioni e sfoghi, cosicché indagini e riflessioni rallentano il ritmo. Le sofferenze di personaggi a cui teniamo possono arrivare, quelle di altri appena incontrati molto meno. L'ambientazione parigina inoltre è sfruttata meno di quella newyorkese precedente, sia per atmosfera sia per tematiche. Chiariamo: i potteriani a oltranza troveranno di che gioire in quest'espansione piena di rimandi alla saga che amano, con un Jude Law perfetto nel ruolo del giovane Silente, del quale un paio di risvolti narrativi paiono pensati apposta per far discutere la rete.
I crimini di Grindelwald rimane tuttavia un lungometraggio sospeso, pesantemente rivolto al prosieguo delle vicende nei successivi film, disposto a sacrificare la leggerezza di personaggi come Queenie e Jacob in nome di rabbia, rancori, malinconia e tradimenti. Senza voler nulla togliere a un minaccioso Johnny Depp ancora in forma, per il futuro speriamo in un pizzico in meno di crimini e in un pizzico in più di animali fantastici.



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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